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giovedì 27 settembre 2012

Occupy è morto. Viva Occupy!

Occupy è morto, diciamolo. A Oakland gli hanno già fatto il funerale, proclamando la Commune di Oakland al posto di Occupy Oakland; è proprio quello che hanno fatto i compagni di Oakland a mostrarci come gli elementi rivoluzionari non muoiono mai, ma si trasformano, o meglio, si evolvono. In effetti bisognerebbe dire che Occupy non è morto, sta trapassando. Perché la faccenda è un po' come il famigerato samsara, il continuo ciclo di morte e rinascite finché non si raggiunge l'illuminazione. Per noi materialisti le cose funzionano più o meno allo stesso modo, a parte che non esiste alcuna illuminazione ma solo la manifestazione di tutti i nodi che, inesorabilmente, vengono al pettine.

Occupy (come sostiene n+1) si trova di fronte ad una biforcazione: o si evolve, radicando ancora di più il suo programma radicale anticapitalista ed espellendo la feccia intellettualoide di matrice obamiana, o si estingue del tutto, morendo o integrandosi nello status quo politico. Ma ciò che interessa a noi comunisti non sono tanto le vicissitudini di cronaca del tal movimento, ma le ragioni materiali che lo hanno generato; cosi può estinguersi Occupy, ma non possono estinguersi le ragioni che lo hanno generato. Spariranno solo le infiltrazioni feccia delle ideologie borghesi, prima tra tutti il becero pacifismo: come sempre, è soltanto pacifismo verso lo Stato, ma abbondante violenza contro il proletariato, come mostrano gli squallidi fatti del 15 ottobre 2011.

Pertanto: è morto Occupy, viva Occupy! Destinato a risorgere sempre, con ogni forma o nome.

sabato 21 luglio 2012

Il babbeo economista e l'isterica religione economica

Gli economisti sono dei babbei. E non qualcuno, ma tutti, tutti indiscriminatamente; lo sono i presidi delle facoltà universitarie come i singoli studentelli matricole. Solo un babbeo può spendere la sua vita (senza rinnegarla) nello studio della superficialità dei fenomeni, prendendo dalla realtà continue mazzate, continue sbadilate di merda realista sulle loro isteriche previsioni.
Mai nessuna scienza si è rivelata tanto fallimentare come l'economia: fin dagli albori questa disciplina misto arte e scienza è venuta dietro agli avvenimenti reali, tanto di giustificarli e di eternizzarli quando già erano diventati decadenti Dunque solo gli economisti potevano sostenere il mercantilismo quando giò il capitale industriale trionfava; solo gli economisti potevano inginocchiarsi al liberismo assoluto quando esso era già morto e sepolto dal capitalismo monopolistico e statalista; solo gli economisti, oggi, possono blaterare di regole e politica per tenere a bada lo stregone capitalistico sfuggito al controllo, quando il capitale si è completamente autonomizzato e distaccatto dalla classe borghese fisica che lo controllava (capitale finanziario).
Essi sono stati e sempre saranno dei falliti, dei sacerdotuncoli reazionari che nemmeno riescono a star dietro alla loro società. Oggi li vediamo dimenarsi come polli senza testa a chiedere a squarcia gola... nemmeno loro sanno cosa. Chiedono regole, chiedono sacrifici, chiedono politica per... non lo sanno, ma bisogna far qualosa, per dio!

domenica 15 luglio 2012

Sono tutti liberi pensatori

Mi sono imbattuto in un post del blog di un tal Giuseppe Bresciani, un tizio (a quanto pare giornalista) definitosi libero pensatore. Strano eh, chi mai si definirebbe "pensatore del tutto conforme all'ambiente che mi ha generato e in cui vivo"? Un materialista, uno che di mestiere e di cervello è abituato a maneggiare cose concrete e non ha voglia e tempo di perdersi in stronzate. Roba alquanto rara.