Cazzo, lo griderò a squarciagola a vedere se si capisce: LO STATO NON LO PAGANO I LAVORATORI MA I CAPITALISTI! Questa non dovrebbe essere una rivelazione, visto che suppongo che nessuno di voi creda ancora alla favola della Stato neutrale; visto che lo Stato borghese è lo strumento della borghesia per imporre il suo volere, mi parrebbe triviale pensare che se lo paghi da sola.
Ed ecco la domanda imbecille che, però, puntualmente arriva: "e allora le tasse? i soldi che mi detraggono dalla busta paga? e le accise sulla benzina?". Tale domanda è imbecille non tanto perché lo è la domanda in se, ma perché basterebbe un minimo sforzo mentale per comprendere che è tutto un giochino contabile: per l'operaio rappresenta salario effettivo non quanto il padrone dice di pagare per lui, ma quanto effettivamente gli viene in tasca. Se tizio percepisce 2000€ di salario lordo, di cui 900 sono automaticamente trattenute di tasse e successivamente (tra accise, tasse indirette, ecc.) si vede privato di altri 300 euro, allora è matematica che il suo salario effettivo (cioè che può spendere dove vuole) ammonta a non più di 800 euro. Quello è il livello del salario, o meglio, il valore della forza-lavoro (questa teoria marxiana mai presa in considerazione come merita). Il resto non è niente per l'operaio, non è suo salario.
E non può pagare nulla con ciò che non possiede. Se il valore della forza-lavoro è 800 euro, qualsiasi abbassamento/aumento di tasse provocherebbe un abbassamento/aumento del salario reale fino a 800 euro. Il padrone paga al proletario il minimo indispensabile; se il minimo è 800 euro e il salario è composto da R=l+w-td-ti (lordo+welfare - tasse dirette - tasse indirette), R è fisso a 800 per cui al diminuire di td o ti deve necessariamente diminuire l e/o w, cioè i servizi di welfare pubblico.
Che i padroni si mettano a pagare il loro Stato per mezzo di una quota su ogni proletario, per mezzo di una trattenuta sui loro profitti contabili o mediante una partita a poker, non toglie che il loro stato è a carico loro perché se così non fosse significherebbe che, bontà loro, elargiscono ai proletari più del minimo necessario.
L'evidenza di quello che dico è data dal fatto che in tempo d'austerity la borghesia si lamenta sempre dell'eccessiva pesantezza dello Stato, ma MAI si mette a tagliare le spese poliziesche e militari, necessarie per la sua sopravvivenza. Ciò che vuole diminuire è sempre e solo la stessa cosa: il salario reale. Per mezzo di l, di w o di entrambe, non importa.
Remember: questo è il loro Stato.
Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post
lunedì 8 ottobre 2012
Chi paga i servizi pubblici? "Tutti noi", il mito è duro a morire
sabato 21 luglio 2012
Il babbeo economista e l'isterica religione economica
Gli economisti sono dei babbei. E non qualcuno, ma tutti, tutti indiscriminatamente; lo sono i presidi delle facoltà universitarie come i singoli studentelli matricole. Solo un babbeo può spendere la sua vita (senza rinnegarla) nello studio della superficialità dei fenomeni, prendendo dalla realtà continue mazzate, continue sbadilate di merda realista sulle loro isteriche previsioni.
Mai nessuna scienza si è rivelata tanto fallimentare come l'economia: fin dagli albori questa disciplina misto arte e scienza è venuta dietro agli avvenimenti reali, tanto di giustificarli e di eternizzarli quando già erano diventati decadenti Dunque solo gli economisti potevano sostenere il mercantilismo quando giò il capitale industriale trionfava; solo gli economisti potevano inginocchiarsi al liberismo assoluto quando esso era già morto e sepolto dal capitalismo monopolistico e statalista; solo gli economisti, oggi, possono blaterare di regole e politica per tenere a bada lo stregone capitalistico sfuggito al controllo, quando il capitale si è completamente autonomizzato e distaccatto dalla classe borghese fisica che lo controllava (capitale finanziario).
Essi sono stati e sempre saranno dei falliti, dei sacerdotuncoli reazionari che nemmeno riescono a star dietro alla loro società. Oggi li vediamo dimenarsi come polli senza testa a chiedere a squarcia gola... nemmeno loro sanno cosa. Chiedono regole, chiedono sacrifici, chiedono politica per... non lo sanno, ma bisogna far qualosa, per dio!
Mai nessuna scienza si è rivelata tanto fallimentare come l'economia: fin dagli albori questa disciplina misto arte e scienza è venuta dietro agli avvenimenti reali, tanto di giustificarli e di eternizzarli quando già erano diventati decadenti Dunque solo gli economisti potevano sostenere il mercantilismo quando giò il capitale industriale trionfava; solo gli economisti potevano inginocchiarsi al liberismo assoluto quando esso era già morto e sepolto dal capitalismo monopolistico e statalista; solo gli economisti, oggi, possono blaterare di regole e politica per tenere a bada lo stregone capitalistico sfuggito al controllo, quando il capitale si è completamente autonomizzato e distaccatto dalla classe borghese fisica che lo controllava (capitale finanziario).
Essi sono stati e sempre saranno dei falliti, dei sacerdotuncoli reazionari che nemmeno riescono a star dietro alla loro società. Oggi li vediamo dimenarsi come polli senza testa a chiedere a squarcia gola... nemmeno loro sanno cosa. Chiedono regole, chiedono sacrifici, chiedono politica per... non lo sanno, ma bisogna far qualosa, per dio!
Etichette:
cialtronate,
crisi,
economia,
economisti,
intellettuali,
spread
Iscriviti a:
Post (Atom)